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martedì 9 dicembre 2008

Econometria del superenalotto

LA CRISI ECONOMICA HA INDOTTO UNA FORTE CONTRAZIONE NELLE SPESE DEGLI ITALIANI. TRANNE QUELLE PER IL SUPERENALOTTO, AUMENTATE DEL 230%. IN TEORIA I POVERI CERCANO DI CAVARE IL MASSIMO DAL POCO CHE HANNO. IN PRATICA SI SPUTTANANO SUBITO ANCHE QUEL POCO.

7 commenti:

  1. IMALATIDIMENTE9 dicembre 2008 02:40

    Si tratta di speranza.
    E come dico sempre io: la speranza è l'analgesico dei disperati.

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  2. Quant'è l'autotassazione che gli italiani, che si lamentano sempre delle troppe tasse, si infergono da soli? Ma non è che stiamo vicini ai due-trecento euro annui per capoccia? E poi pregano di detassare la tredicesima, che varrebbe molto meno...

    L'altro giorno ho visto per un attimo in tv che si parlava di Vanna Marchi: in uno spot antico spiegava quanta gente aveva svoltato per aver giocato i numeri di quel tale in studio. Mi è venuta in mente la pubblicità di Stato del Superenalotto, che invita a giocare di più per aumentare i guadagni (in realtà si aumentano le perdite). Non capirò mai perché se Vanna Marchi lo dice è una criminale o è immorale, se lo Stato dice la stessa identica cosa va bene.

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  3. IMALATIDIMENTE9 dicembre 2008 17:24

    @Paolo: per lo stesso motivo per cui la comprovata dannosità di fumo e alcool è ignorata, solo perché fonte di cospicui guadagni.
    Secondo questa linea di condotta, vedrei bene la ventita monopolizzata di Eternit nelle tabaccherie...
    Ovviamente non verrà mai fatto, ma solo perché è molto più redditizio alimentare il grande mercato dei rifiuti speciali.

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  4. @ Ima:
    Non credo che sia esattamente la stessa cosa: lo Stato non fa affatto pubblicità al tabacco (che fa più male delle giocate) invitando il cittadino ad "acquistarne di più", e non ne è nemmeno produttore monopolista, cosa che avviene nel caso delle giocate. Volenti o nolenti, comprando il tabacco, come cibi poco salutari ad esempio, esercito una mia opzione di libertà e acquisto qualcosa ad un certo prezzo. Potrei anche sostenere che mettere delle tasse alte sul tabacco può essere un modo di compromesso per non privare del tutto una persona di concedersi un vizio che fa molto male, scoraggiandola al tempo stesso dal farlo (o almeno facendogli pagare le tasse per i rischi alla salute che si prende). Se le tasse sul tabacco fossero a zero, in modo che lo Stato non lucrasse più su questo vizio, ritengo probabile che il numero di fumatori aumenterebbe, con danno al bene primario che si vorrebbe difendere (la salute di tutti). E quindi l'unica strada che ci rimarrebbe sarebbe il divieto assoluto di vendita del tabacco; ma questo comporterebbe un alto rischio di contrabbando illegale.

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  5. IMALATIDIMENTE9 dicembre 2008 19:30

    @ Paolo: Uhm...quindi per impedire il contrabbando illegale di tabacco, lo facciamo vendere allo Stato, col solo disincentivo delle tasse su di esso applicate? C'è qualcosa che stride...
    E se io volessi esercitare la mia libertà di scelta, circolando in moto senza casco? Sarebbe solo un mio rischio, paragonabile a quello che si accetta quando si fuma una sigaretta (perché anche il fumo fa male e fa lievitare la spesa sanitaria).
    Mettetemi una tassa sulla circolazione senza casco, sul diritto a "staccare la spina", sulla libertà di intraprendere scelte personali che comportino un rischio.
    Ecco, la chiameremo la tassa sulla libertà.

    Tabacco e gioco non sono affatto al stessa cosa, ma trovo che sia condannabile la pigrizia di uno Stato (fatto di singole persone e non solo di politici governanti), che preferisce fare ipocrisia su Bene e Male, solo per evitare di fare il proprio dovere fino in fondo.
    Il divieto è al pari della liberalizzazione: sono entrambe scelte drastiche che comportano effetti collaterali.
    Il Bene ed il Male dovrebbero essere una distinzione alla portata di tutti, senza che una tassa o un messaggio pubblicitario indirizzino le menti; quelle menti che trovano più facile delegare le scelte ad altri per evitare le colpe ed i rischi.

    Noi siamo il governo di noi stessi, il rispetto è la nostra bandiera, il pensiero è la nostra arma - e noi facciamo fuoco!


    IMALATIDIMENTE

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  6. @ Ima,

    le mie sono opinioni, e non vorrei fare il pignolo. Sicuramente la questione fumo è una delle più delicate: è tutt'altro che semplice. Ma se io, mettiamo, mi voglio fumare una sigeratta al mese posso farlo? O bere un bicchiere di vino a settimana? (preciso anche che io sarei favorevole alle giocate se ci fosse un tetto di spesa per ogni cittadino).
    La differenza col casco, se vogliamo, è il rischio garantito. Inoltre la tassa sulla libertà di intraprendere scelte personali c'è già anche col casco e si chiama "multa".

    Diciamo così: che è vero che la questione tabacco è delicata, però questi paragoni - proprio per quel motivo - diventano tirati.

    Per tornare alla giocate: il mio punto era proprio che di fatto sono una tassa e basta. Non c'è un vero e proprio "smercio" di "beni" materiali. Non sarebbe un problema se non fosse che c'è gente che ci butta un sacco di soldi per assenza di qualunque tetto su quanto ci si possa giocare. E non a caso io mi riferivo alla gente prima ancora che allo Stato: gente che si lamenta per le tasse e poi si autotassa.

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  7. Discussione lunga, vedo. Sul fatto che il gioco d'azzardo sia a ogni effetto pratico una tassa, un'indicazione ci viene dalla lingua: gli americani lo chiamano stupidity tax (ciò ovviamente non dimostra nulla).

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